Partire da quello che c’é ( o c’era)
Oggi il giardino del fronte ci accoglie facendoci partecipi di un dialogo dinamico tra il progetto lineare e razionalista di Ferdinando Forlati e lo sviluppo naturale di quanto piantato ormai un secolo fa.
Il Giardino
Elementi arborei isolati, prati all’inglese delimitati da bordi in cemento originariamente rosa, viali di ghiaia e assi prospettici, sono oggi ancora leggibili, ma trasformati. Gli alberi, ormai centenari, hanno preso possesso degli spazi inizialmente vuoti, sollevando con le loro radici i bordi delle aiole, creando zone di ombra, andando a lambire la casa con i loro rami. Piante spontanee hanno arricchito la biodiversità dei prati e delle aiole, che si sono allontanati dai crismi del prato all’inglese, ma non per questo hanno perso di fascino.
Il Viale dei Cipressi
Il viale dei cipressi, con i suoi due filari di venti alberi, affiancati uno dall’altro, ‘marcia’ dal retro della villa verso il belvedere – ormai chiuso dalle fronde degli alberi sottostanti – inframmezzando la vigna e rendendola un po’ più un giardino.
Tradizione familiare
La tradizione familiare racconta che i cipressi furono piantati nel 1936 per celebrare la nascita di Zeno, il primo e unico figlio di Bruna e Ferdinando Forlati. Hanno ormai novant’anni, e il filare porta il segno delle battaglie sostenute. Tra queste i nuovi eventi climatici estremi, che hanno portato alla recente perdita di tre cipressi in una notte di tempesta; ma anche la lotta contro il seridium cardinale, il cancro dei cipressi: un fungo introdotto dall’ America in Europa, che attacca la corteccia e fa seccare prima i rami e poi la pianta intera.
La gestione del cancro dei cipressi
Proprio la gestione del cancro dei cipressi, o seridium cardinalis, si è rivelata una sfida importante e ricca di insegnamenti per la nuova generazione della famiglia. Dopo vari tentativi e molte consultazioni, è stata tolta l’irrigazione a spruzzo dall’alto della vigna che bagnava anche i cipressi per poi concentrarci sul terreno, cercando di migliorarne la vitalità con iniezioni di micorizze, quindi microorganismi che aiutano gli alberi ad interagire con il terreno, e iniziare a ragionare in termini di rigenerazione del suolo.
La nostra strategia
La strategia è stata di accettare che alcune piante vadano a morire, ma di evitare trattamenti chimici e di investire sul ‘far star meglio’ la pianta al lungo termine, piuttosto che sul trattamento a breve termine del sintomo. Abbiamo fatto un primo trattamento nel 2020 su tutto il filare, e un secondo su metà del filare due anni dopo. Abbiamo rinunciato ai trattamenti in quota, e aspettato. In tutto abbiamo visto morire quattro alberi, che sono stati ripiantati con cloni resistenti al seridium, mentre il resto sembra resistere.
La vigna e il brolo
Pensiamo che la vigna sia nata insieme al viale dei cipressi o in anni di poco successivi. Certo è che insieme inquadrano il retro della Villa e creano una transizione tra gli spazi formali del fronte e la discesa o ‘selvatico’ alla fine della proprietà
Le viti
Dalla vigna fino al 2007 veniva fatto il vino per uso della famiglia, sia Bardolino (rosso) che Custoza (bianco). L’impostazione della vigna è ‘vecchia’: uve diverse sono piantate una vicina all’altra, il bianco vicino al rosso, invece che un monovitigno moderno
Le sfide attuali
Riprendere in mano la situazione, evitando i trattamenti chimici, ed affrontare il cambiamento climatico è una delle sfide che stiamo raccogliendo. In particolare, negli ultimi anni la produzione è stata praticamente inesistente a causa della peronospera e del clima. Pian piano però la vigna si sta riprendendo.
La gestione degli spazi aperti di fronte alle sfide del cambiamento climatico e nel quadro di un passaggio generazionale ha portato a un nuovo formato di coinvolgimento da parte dei proprietari. Sempre più ci siamo infatti resi conto che, per poter gestire il giardino e gli spazi aperti, bisognava cambiare. In collaborazione con le diverse persone incaricate della gestione operativa, cerchiamo oggi di mettere in pratica una strategia di insieme che possa essere in sintonia e rafforzi le dinamiche della natura e del luogo.
Circolaritá
In particolare, abbiamo rinunciato all’uso di sostanze chimiche e investiamo nel riutilizzo circolare delle risorse e nella realizzazione di una nuova visione, anche formale, del giardino. Sebbene si rifaccia alle intenzioni originarie, ne riconosce i limiti e cerca nuove interpretazioni: se non è possibile raggiungere l’ideale del prato all’inglese, diamo invece spazio a margherite, denti di leone e menta selvatica. Tra la convallaria delle aiole crescono erbe selvatiche e i gelsi, che sono spuntati spontaneamente tra i vigneti, saranno conservati.
Siepi morte
Ramaglie, foglie e altri rifiuti vegetali vengono accumulati e compostati. A partire dal 2021 sono state introdotte delle siepi morte lungo il muro della proprietà, evitando l’asporto e garantendo un habitat a piccoli animali ed insetti. Si sta di nuovo ragionando in termini di sfalcio e di zone dove il prato viene lasciato crescere, cosa che ci fa risparmiare sui costi del trattore ma che riduce anche l’evaporazione. Da poco si è anche riusciti a portare gli asini a pascolare, con la consapevolezza che questo aiuta la rigenerazione del suolo.
Food Forest
Stiamo integrando il frutteto con nuove piante, con l’idea di farne pian piano una food forest. Si sta sperimentando con una linea agroforestale ed un nuovo orto, costituito sui principi della permacultura. Stiamo sperimentando sul tema delle viti maritate, facendo crescere alberi tra le viti come si faceva una volta. Sono stati piantati più di cento nuovi alberi e continuiamo ad aumentare il numero di specie presenti




